È che a un certo punto si arriva sempre al punto di rottura, ai punti di rottura. Inevitabilmente: quasi fossero tappe dovute della vita.

Rottura con gli equilibri. Rottura con il lavoro. Rottura con il cibo, con i monolocali e con le scarpe strette. Rottura con alcune amicizie, false o vere che siano state. Rottura con i parenti, non per forza quelli serpenti. Rottura con i conti correnti. Rottura con i partiti, che di politico non hanno più nulla, nemmeno le idee. Rottura con i vicini. Rottura persino con il tuo gatto, se ne hai mai avuto uno. Rottura con il passato, con il presente e anche con il futuro. Rottura con certi libri e con certi film, che ti hanno stancato. Rottura con la scrittura, che deve necessariamente diventare qualcos’altro. Rottura con la sopravvivenza. Rottura con le forme di espressione. Rottura con tutto ciò che non ti permette di resistere. E il punto di rottura, in genere, si manifesta attraverso un cambiamento, anche fisico. Un tatuaggio, un piercing, un taglio di capelli, un altro nome. Io ho scelto il colore.

Mi chiamo Rossa Malpelo. Da adulta volevo fare la scrittrice e poi è arrivato il mio punto di rottura (con il precariato). Però, se posso (e continuo a) pensarlo, posso ancora scriverlo.

 

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